Il 2026 degli Amici dello Sferisterio è stato inaugurato il 20 gennaio presso la biblioteca Mozzi-Borgetti con la presentazione del programma che accompagnerà l’intero anno, La città sul palcoscenico, e un approfondimento a cura di Alessandra Sfrappini sull’opera di Franco Torresi, di cui il progetto è eponimo.
Il nuovo anno segna un traguardo fondamentale: i primi 10 anni di vita dell'Associazione. In apertura, la Presidente Lucia Rosa ha ricordato i valori cardine, la missione e la visione degli Amici dello Sferisterio: “Dieci anni non sono solo una ricorrenza numerica: sono un tempo sufficiente per guardarsi indietro, capire cosa si è costruito, e soprattutto interrogarsi su che tipo di presenza culturale si è stati per la città”.
Missione costante resta il porsi come comunità culturale attiva per la valorizzazione del teatro d’opera, con un profondo senso di responsabilità. Permangono, assunte a faro ideale, la diffusione della conoscenza, il dialogo tra la memoria e il presente, la tessitura di legami tra il teatro e il territorio. “Essere Amici dello Sferisterio, oggi, significa questo: non solo sostenere un luogo simbolico della città, ma contribuire a costruire una comunità culturale consapevole”.
L'invito per il 2026 è dunque aperto: creare occasioni, condividerle, crescere insieme e ampliare lo sguardo per produrre nuovo senso. In un contesto in cui i modi di partecipazione alla cultura sono profondamente mutati, l'Associazione conferma la propria plasticità e visione prospettica. In questo quadro si inserisce l’idea di un programma di ampio respiro, improntato all'indagine, alla scoperta e all'apprendimento continuo. La città sul palcoscenico si configura, dunque, come progetto culturale, percorso diffuso: l’obiettivo è offrire una chiave di lettura del teatro d’opera, indagare il teatro musicale come processo che ci riguarda nel profondo, esplorare cosa rende possibile lo spettacolo, il mosaico di professioni e pratiche che vi orbitano, il dietro le quinte, il lavoro artigiano che si sublima sul palcoscenico.
A seguire, Alessandra Sfrappini ha offerto un inquadramento del tema della città sul palcoscenico e del capitale lavoro in quattro volumi di Franco Torresi, stella polare del progetto. Ripercorrendo la storia della creazione dell’opera, ne sono stati raccontati i punti nevralgici e i retroscena dell’acribia nelle ricerche d’archivio, considerato anche che si tratta di un lavoro nato prima dei moderni sistemi di ricerca digitale.
L'opera si distingue per la grande cura estetica fin dalle copertine, tra cui spicca la firma di Valeriano Trubbiani. I volumi abbracciano un arco temporale meditato, dal 1884 al 1944, articolandosi a livello tematico tra arte spettacolo e pubblicità, corredati da un'appendice fotografica vissuta da Torresi come un dovere morale, un atto necessario per mettere a disposizione della comunità un patrimonio visivo inedito e garantire la massima precisione storica possibile.
Ricostruendo la vivacità culturale della Macerata tra Otto e Novecento, Franco Torresi fa emergere una città attraversata da un'intensa attività musicale, teatrale e intellettuale, documentata minuziosamente attraverso le istituzioni, i luoghi e la stampa dell’epoca. Nella visione dell’autore, il teatro si innalza a fatto culturale, sociale e urbano totale: città e palcoscenico si intrecciano e nutrono a vicenda, generando corrispondenze sottili ma sempre ben palpabili. La riflessione sullo spettacolo corre parallela alla partecipazione alla vita culturale cittadina. Torresi, infatti, lontano dall’erudito chiuso in se stesso, è stato uno storico locale capace di respiro nazionale, facendosi promotore di cultura e amante dell’arte, convinto assertore della forza rigeneratrice del libro come strumento per creare una società più giusta. La sua attività per la città era inserita in un’ottica volta a superare i confini provinciali, supportata da una ricerca che ha tenuto conto di quante più fonti possibili, attingendo non solo dai luoghi istituzionali ma anche dagli archivi privati e dalle testimonianze delle persone partecipi della vita cittadina.
Il progetto 2026 dell’Associazione, dunque, nasce nel solco di quella ricerca e ne rilancia lo sguardo nel presente, considerando la città come una scena culturale condivisa. Un sentito ringraziamento ai soci che rinnovano la partecipazione alle attività dell’associazione, e un caloroso benvenuto ai nuovi.
Prossimo appuntamento: giovedì 12 febbraio, ore 18 nella Gran Sala Cesanelli dello Sferisterio. Il costume. Architettura dell’identità con Roberta Fratini, docente di tecniche sartoriali per il costume presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata.