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Da sempre intorno allo Sferisterio si sono raccolti tanti cittadini e appassionati che in maniere diverse ne hanno accompagnato e sostenuto le attività.

Con la costituzione dell'associazione si è inteso riprendere questa tradizione e lo scopo perseguito, attraverso un’azione volontaria dei propri aderenti, è quello di suscitare e sviluppare, a tutti i livelli, l’interesse per quello che può essere considerato il cuore culturale pulsante della città, favorendo la conoscenza della storia dello Sferisterio e organizzando attività ed eventi al fine di far conoscere la città di Macerata, il territorio e le sue eccellenze. Particolare attenzione è riservata alla musica e il teatro musicale attraverso attività propedeutiche alla conoscenza e all'approfondimento sia delle opere in programma allo Sferisterio di Macerata sia del mondo dell'opera lirica e della musica in generale.

 

Dette attività si realizzeranno, in particolare, tramite conferenze, incontri, ascolti guidati, e specifici eventi di spettacolo. 

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La Società Cittadina di Pubblici Divertimenti

La Società Cittadina di Pubblici Divertimenti

03/02/2021

La narrazione del percorso che portò a maturare lentamente l’idea di mettere in scena un’opera allo Sferisterio non può non tener conto della realtà socio-culturale della città e prescindere dalla storia di una delle associazioni più attive in quel periodo a Macerata: la Società Cittadina di Pubblici Divertimenti.

Solitamente la cronaca rimanda alla figura del Conte Pier Alberto Conti quale unico promotore dell’evento ma, come già accennato, il percorso per arrivare al 1921 fu il frutto di una serie di proposte provenienti da più parti e mai concretizzate per i motivi più disparati.

 

Nel 1921 Pier Alberto Conti fu l’uomo giusto al posto giusto: nominato presidente della Società Cittadina per i Pubblici Divertimenti nel 1919, riuscì a far germogliare quelle istanze più volte sollecitate e a farle divenire realtà, confermando comunque una costante che, purtroppo, si ripete nel tempo: “le iniziative prendono forma soprattutto attorno all’impegno di pochi privati in determinate circostanze o addirittura per merito di qualche persona, artista o amatore, maceratese o il più delle volte venuta da fuori, desiderosa di creare per Macerata situazioni culturali analoghe a quelle esistenti in centri italiani più grandi o più famosi[1]

 

Dal punto di vista economico, negli anni tra il 1871 e il 1896,  la Provincia di Macerata era la meno "industriale" della regione e il sistema era fondamentalmente di carattere rurale e mezzadrile. Sebbene esistessero ampi margini per uno sviluppo imprenditoriale, in quel periodo questo era ancora in uno stato embrionale. Inoltre, gli analfabeti in provincia erano ancora l’82,75% della popolazione (il 67.52% se si considera la popolazione in età scolare), dato che inizierà a migliorare nel decennio 1901/1911.

Le relazioni della Camera di Commercio di Macerata registravano i gravi sintomi della crisi agraria nel mercato locale e anche le famiglie nobili maceratesi certamente risentivano della contrazione delle rendite fondiarie. La carenza di spirito imprenditoriale unita alla diffidenza verso il nuovo non contribuiva certo al rilancio e alla crescita dell’economia.  L’élite cittadina era formata da coloro che vivevano ancora di rendita, da liberi professionisti, che formavano una sorta di élite nell’élite e, in prevalenza, da una piccola borghesia composta per lo più da impiegati e piccoli/medi commercianti; si registrava ovviamente la mancanza di una classe operaia attiva per i motivi già citati sopra.

 

Da un censimento del 1868 risulta che sul territorio provinciale insistevano trenta teatri[2] di cui quattro nel solo capoluogo. Molti se pensiamo che la popolazione era di circa 250.000 abitanti distribuiti in 57 comuni e un terzo di questi non superava le duemila anime[3]. Andare a teatro era ancora da molti considerato più un fatto di costume e quello era lo spazio dove si svolgevano gli eventi-spettacolo e luogo di incontro in occasioni particolari e celebrative. Tutto questo, se sommato al fatto che il teatro era sempre assoggettato alle rigide regole e imposizioni degli amministratori comunali, preoccupati di mantenere il bilancio in pareggio, rendeva difficile un vero e proprio percorso di formazione di una coscienza culturale.

 

Tuttavia, nel periodo dell’Aida al Lauro Rossi diretta da Arturo Toscanini nel 1888 - di cui abbiamo narrato nel precedente articolo - in città era un brulicare di attività ed eventi di vario genere: non importa se piccoli o grandi, pubblici o privati. L’entusiasmo per le serate a teatro con l’opera e l’operetta, il concerto della banda locale, le recite delle filodrammatiche amatoriali così come per eventi più social quali i balli, i corsi mascherati, le sagre, i circhi e i burattini, animava le stagioni.

Sono anni in cui l’arte, la poesia, il teatro, la musica e tutto ciò che costituiva “divertimento” ha un forte impulso e il melodramma, un genere diffuso e apprezzato non poteva non essere in cima alla lista.

Grazie ad una maggiore produzione e circolazione di opere musicali e alla conseguente maturazione di una sensibilità nel pubblico si registra dunque, come altrove, un cambio di passo e il melodramma, la musica e, pian piano anche la prosa, diventano sempre più aspetti imprescindibili della vita culturale cittadina.

 

A Macerata il Teatro Condominiale[4] passa in mano pubblica nel 1872 avendo il Municipio acquisito le quote dei condomini, firmando un accordo che accontentava un po’ tutti: da un lato l’amministrazione che perseguiva l’interesse collettivo, dall’altro i “condomini” che si trasformarono in palchettisti, mantenendo la proprietà dei soli palchi e assicurando, in cambio, un supporto economico per l’organizzazione delle varie attività, pari a un terzo della “scorta” teatrale. Non si risolveva comunque il problema economico e le cifre messe a disposizione dall’amministrazione non erano quasi mai proporzionate o sufficienti a sovvenzionare in modo adeguato spettacoli di qualità.

 

Nel 1884 il Teatro fu intitolato all’illustre musicista e concittadino Lauro Rossi, compositore nonché direttore del Conservatorio di Milano dal 1850 al 1871 e poi di quello di Napoli dove fu chiamato a succedere a Saverio Mercadante. Lauro Rossi, ritiratosi a Cremona al termine dell’incarico napoletano moriva il 5 maggio 1885.  Solo due mesi prima, il 6 marzo, era venuto a mancare anche lreneo Aleandri l’ingegnere dello Sferisterio.

 

Come abbiamo già avuto modo di raccontare nel precedente articolo, in città venivano organizzate almeno due stagioni liriche, quella di Carnevale e quella di Fiera, in concomitanza quest’ultima con i festeggiamenti del Santo Patrono a fine agosto per rispondere alle richieste del pubblico.

Gli impresari si adoperavano a proporre titoli e cast pronti per il palcoscenico, ma la macchina organizzativa era sempre piuttosto precaria e l’aspetto economico era ovviamente quello più complesso da gestire. E così, viene affermandosi l’iniziativa dei privati che per gli scopi teatrali, musicali e di “divertimento” si organizzano in comitati, società e associazioni che si prodigavano per rimpinguare la sempre insufficiente “scorta teatrale” messa a disposizione dalle istituzioni pubbliche.

 

Nel 1891 la proposta teatrale si era arricchita notevolmente a seguito dell’inaugurazione del Politeama Marchetti (successivamente, a seguito di cessione della proprietà, cambierà il nome in Politeama Piccinini). Il proprietario, Anastasio Marchetti, impavido imprenditore, decise di trasformare un fabbricato di sua proprietà inizialmente destinato a essere una fornace, in un Teatro-Politeama, con una capienza di circa 2000 posti, allo scopo di accogliere spettacoli più accessibili e di vario genere, financo il circo equestre. La programmazione prevedeva sia serate d’opera sia spettacoli teatrali, concerti nonché feste, balli e banchetti. Tutto ciò fino al 1935, quando un incendio ridusse in cenere la struttura. Al suo posto venne costruito il Cinema Cairoli, chiuso ormai da diversi anni.

 

Nasce la “Società Cittadina di Pubblici Divertimenti”

La “Società Cittadina di Pubblici Divertimenti” fu costituita in comitato il 6 marzo 1887 con l’intitolazione provvisoria di “Società Cittadina del Carnevale”. Nell’adunanza del 21 marzo lo stesso comitato deliberava all’unanimità di provvedere a quanto necessario per predisporre lo Statuto e di inviare “una lettera ai più distinti cittadini invitandoli ad aderire[5]  Il primo evento pubblico della novella società, ridenominata Società Cittadina di Pubblici Divertimenti sarà in occasione delle feste per il patrono San Giuliano il 31 agosto con l’organizzazione di una corsa di velocipedi e cavalli mentre per l’approvazione definitiva dello Statuto e per il rinnovo della cariche bisognerà attendere il 1 gennaio 1889. Alla presidenza venne eletto il Marchese Modesto Ciccolini, già vice-presidente all’atto della costituzione.

 

In città operavano da tempo diverse società e circoli e di volta in volta, per rispondere ad esigenze specifiche nascevano comitati ad hoc. Meritano di essere ricordate la Società del Casino, sciolta nel 1901 dopo oltre novant’anni di attività, la società Filarmonico-Drammatica, attiva ancora oggi e la società Borghigiana, divenuta poi Pro Via Cairoli e oggi nota come Associazione Culturale Le Casette. 

 

La Cittadina, che operava su tutto il territorio comunale e annoverava tra i propri soci persone di ogni ceto sociale, si posizionava dunque a metà strada tra le nobili società del Casino e Filarmonica e le più popolari e di quartiere come la Borghigiana/Pro-Cairoli, facendosi promotrice di iniziative importanti con una certa continuità sia nella programmazione che nell’impegno nei confronti della città in momenti importanti come, a esempio nel 1893 in occasione dei festeggiamenti per l’inaugurazione dell’impianto della luce elettrica o nel 1895 in occasione dell’inaugurazione del monumento a Giuseppe Garibaldi.

 

La prima fase della vita della società va dalla data di costituzione al 1899. In questo periodo, l’impegno dei soci assicurava un investimento costante a favore delle stagioni liriche al Lauro Rossi o nell’organizzazione di eventi benefici e di iniziative più popolari in occasione delle feste patronali, sobbarcandosi con generosità l’investimento e riuscendo ad assicurare anche delle doti teatrali importanti che consentivano la messa in scena delle opere, spesso anche attraverso l’apertura di sottoscrizioni pubbliche ad hoc. 

Nonostante gli sforzi profusi non sempre i risultati erano positivi. Il bilancio della società registrò una perdita di 1.600 Lire sulla stagione 1890, incidente che non creò grandi problemi. Più significativa fu la perdita di oltre duemila lire registrata nel 1895 in occasione della messa in scena della Manon Lescaut di Puccini, titolo che a Macerata debuttava a soli due anni di distanza dalla prima assoluta, opera programmata in occasione dei festeggiamenti per l’inaugurazione del monumento all’eroe dei Due Mondi.  Il Comune, chiamato dalla Società a contribuire alla spesa con una sovvenzione straordinaria respinse la richiesta con 15 voti contrari e 6 favorevoli. In merito, il presidente Lamberto Antolisei scrisse: “... In qualunque modo è indiscutibile che questo debito, che improvvisamente viene a gravare sulla Società Cittadina, la riduce in condizioni tali da mettere in serio pericolo la sua esistenza. Altre volte e con l’unico intento di aiutare il piccolo commercio, ha assunto imprese teatrali ed in occasioni di pubbliche feste non si è mai rifiutata di portare un largo contributo in modo da evitare al Municipio spesa e fastidi”. A nulla valsero le proteste. Dal 1899 al 1907 non c’è traccia evidente delle attività della Cittadina.

Questo fa supporre che la Società fu sciolta o forse, esaurito l’entusiasmo dei soci semplicemente sospese le attività.

 

Nel frattempo, Macerata cambiava e guardava al futuro: la ferrovia nel 1886, il telefono nel 1888, l’acquedotto nel 1889 e l’energia elettrica nel 1893, le prime sale cinematografiche. Si può dire che progresso e divertimento fossero le parole d’ordine del nuovo corso. Allo stesso tempo è evidente l’avvio di un dibattito politico e sociale che vede contrapporsi da un lato coloro che pongono l’attenzione sulla questione sociale e dall’altro i difensori dell’ordine costituito e dello status quo. Non di poco conto il fatto che tra il 1900 e il 1915 erano attive in città ben 38 testate giornalistiche.

 

Un articolo datato 8 maggio 1907 riporta l’attenzione sulla Cittadina e annuncia che “parecchi ex-soci della Società Cittadina, riuniti nella Fabbrica di Fiammiferi del Sig. Telesforo Machella, stabilirono la fondazione di una nuova Società di Pubblici divertimenti in Via Cavour ….” . Già prima dell’uscita dell’articolo la Società aveva organizzato al Lauro Rossi cinque serate di beneficienza a favore dell’Asilo Infantile Ricci. Sul palco l’operetta goliardica La fuga d’Angelica di Alessandro Billi. Nel ruolo del titolo, un quindicenne Beniamino Gigli che “con la sua voce di soprano estesa, squillante, intonata s’è subito guadagnato il favore degli spettatori[6] . Il giovane tenore di lì a poco si trasferì a Roma per proseguire gli studi di canto al Liceo Musicale di Santa Cecilia e iniziare nel 1914 la sua importante carriera.

 

Le attività riprendono con rinnovato ardore. L’evento più significativo dell’anno e destinato a durare per qualche decennio è certamente la prima edizione del “Corso dei Fiori[7] mentre nel mese di agosto venne organizzato uno spettacolo dedicato al tradizionale Giuoco del Pallone, “da tempo caduto immeritatamente in disuso[8].

 

La società torna pienamente in funzione e riprende a proporre, organizzare e sostenere più di un evento: nel 1910 patrocina la messa in scena del Domino Nero di Lauro Rossi in occasione del centenario della nascita del musicista mentre nel 1911 promuove e supporta la Stagione Lirica di Primavera con Andrea Chènier, non solo mettendo la dote ma organizzando persino una raccolta di fondi a sostegno dell’iniziativa tramite la proposta di sottoscrizione di quote da parte di benemeriti cittadini. Nel 1913 organizza la Commemorazione Verdiana nel centenario della nascita del compositore di Busseto, promuovendo la messa in scena della Forza del Destino e nel 1914, poco prima dell’entrata in guerra, organizza la stagione lirica di primavera con la messa in scena della Gioconda di Ponchielli che fu un “successo clamoroso”.

 

Durante il periodo bellico le attività teatrali furono sospese e pure quelle associative. Le risorse disponibili furono destinate ad opere benefiche richieste in quel momento.

 

Nel maggio 1919, a sei mesi dall’armistizio, si torna a parlare di opera: la Società di Pubblici Divertimenti aveva stabilito di riaprire i battenti del Teatro Lauro Rossi con un’opera di Puccini. Il nuovo presidente è il Conte Pier Alberto Conti.

Tosca o Fanciulla del West? La scelta cadde sul secondo titolo, opera nuova per la città che“…richiede un notevole sfarzo di messa in scena ed altro[9], nonostante il Comune avesse rifiutato di aumentare la scorta dalle previste 8.000 Lire alle 12.000 Lire richieste dalla Cittadina.

 

L’inevitabile svalutazione monetaria che accompagna ogni dopoguerra ha portato i costi organizzativi a un livello tale che è già un miracolo se qualcuno si azzarda a mettere in piedi in un teatro come il Lauro Rossi uno straccio di Stagione Lirica”[10]

 

Ma la Cittadina osa e lo spettacolo si fa. Nel cast il soprano Francisca Solari che tornava a Macerata dopo un recital nel 1912 sempre al Lauro Rossi. Una Minniedeliziosa, vivacissima, attrice impareggiabile, la faticosa parte non può essere resa con maggiore efficacia di quanto ottenga l’insigne artista[11].  Alla fine della stagione gli spettatori paganti furono in tutto 7.586 e il guadagno fu esiguo. Appena 952 Lire contro una scorta di 9.000 Lire. Se non altro l’evento non fu in perdita.

 

Il 10 luglio 1919 viene recapitato un telegramma al Sindaco di Macerata da parte dell’impresario Borboni: “Avrei intenzione fare straordinaria esecuzione Aida all’aperto al Vs. Sferisterio. Sarebbe grande novità per tutte le Marche, se mi aiutate in qualche modo farei subito combinazione, verrei per definire”.

Il giorno seguente risponde il Sindaco “Occorre rivolgere domanda Società proprietaria Sferisterio. Avverto Comune impossibilitato concessione contributi

La domanda ai Consorti non arriverà dall’impresario Borboni, ma dalla Società Cittadina a firma del suo presidente Pier Alberto Conti due anni dopo.

 

Sul Cittadino del 26 marzo 1921 un cronista ignoto scrive “L’Aida allo Sferisterio – …. Ora per iniziativa di quella società che ha il monopolio a Macerata di tutte le imprese più geniali, la benemerita Cittadina, si è progettato di rappresentare nel prossimo agosto l’Aida”.



[1] “Teatro e musica a Macerata, ieri e oggi”,  Claudia Colombati – in “La Provincia di Macerata Ambiente Cultura Società”  1990 a cura dell’Amministrazione Provinciale di Macerata pag. 263 e segg.

[2] Le Marche dei Teatri Vol. 1 Ascoli Piceno e Macerata. Oggi i teatri sono 27 di cui 23 sono quelli storici. Tuttiteatri Macerata

[3] “La Provincia di Macerata Ambiente Cultura Società”. 1990 a cura dell’Amministrazione Provinciale di Macerata

[4] Nel 1765 quarantasei nobili maceratesi avevano costituito un condominio teatrale per realizzare un nuovo teatro pubblico nello stesso luogo ma più ampia di quello esistente. Tuttiteatri Macerata

[5] Verbale del Comitato del 21 marzo 1887 tenutosi presso i locali della Società Filarmonica di Macerata

[6] Recensione pubblicata su L’Unione, 1 maggio 1907

[7] La Festa dei Fiori

[8] Articolo pubblicato su L’Unione,14 agosto 1907

[9] La provincia Maceratese, 11 maggio 1919

[10] Franco Torresi, "Due Passi nel Tempo" – in “La città sul palcoscenico”, vol II* - pag. 281

[11] L’Unione, giugno 1919

Aida, Macerata 1921. Cronaca di un inizio.

Aida, Macerata 1921. Cronaca di un inizio.

09/01/2021

Nel luglio del 1921, dopo mesi di preparativi, andava in scena a Macerata – sul palco appena costruito dentro lo Sferisterio, spazio solitamente utilizzato per ospitare le partite della palla al bracciale – l’Aida di Giuseppe Verdi.

La storia è nota, ma sempre bella da ascoltare. Il conte Pier Alberto Conti aveva convinto i soci della «Società cittadina di pubblici divertimenti» ad allestire l’opera allo Sferisterio, coinvolgendo la città in una iniziativa che aveva entusiasmato tutti. Ricorreva proprio quell’anno il cinquantesimo dalla prima rappresentazione del titolo verdiano. Quale migliore occasione, dunque, per iniziare una nuova avventura, organizzando un evento che sicuramente sarebbe rimasto scritto negli annali della storia cittadina?

Benché ai nostri giorni Aida sia una tra le opere più note del compositore di Busseto[1], a Macerata quel titolo verdiano mancava da tempo. Nella città che ogni anno dedicava più di una serata all’opera lirica, nelle cosiddette stagioni di Carnevale, di Fiera, di Primavera, ospitando presso il teatro “Lauro Rossi” diversi titoli e compagnie, l’ultima Aida risaliva al 1888.

Non che in Regione andasse meglio. Tra il 1884 e il 1921 Aida aveva calcato le scene dei teatri marchigiani per sole nove volte. A Fabriano nel maggio del 1884, a Pesaro per la stagione di Carnevale 1886, a Fermo nel 1887, a Macerata nel 1888, ad Ancona nel 1889 e ancora nel 1905 e nel 1920, infine a Senigallia nel 1908, e a Osimo nel 1913.[2] La decima volta sarebbe stata quella più memorabile, quella che avrebbe segnato un punto cruciale nella storia della città e non solo.

 

AIDA 1888 – Una novità per Macerata

Aida approdava in città la prima volta nel 1888 ed era stata prevista per la Stagione di Fiera nel mese di agosto. L’evento assumeva particolare rilievo nella programmazione, giacché, proprio in quegli stessi giorni, molti visitatori sarebbero stati richiamati a Macerata dallo svolgimento del Congresso Agricolo. Questo dunque faceva certamente presagire uno straordinario afflusso in città di persone che avrebbero volentieri profittato della congiuntura per godersi una serata all’Opera.

L’attesa, ad ogni modo, era alta, anche perché il Teatro cittadino “Lauro Rossi” già dalla fine dell’anno precedente era stato chiuso per via di alcuni problemi legati alla sicurezza. Fu riaperto solo nel giugno del 1888, dopo che un incaricato del Ministero ebbe verificato che i lavori di messa in sicurezza degli impianti erano tali da preservare l’incolumità del pubblico in caso di incendio.

La prevista Carmen, in calendario per marzo 1888, fu annullata e la “scorta” (ovvero il contributo previsto per quello spettacolo) fu probabilmente sommato alla cifra stanziata per la stagione di fiera “perché si desse un – così si legge nei documenti – buono spettacolo musicale, tenuto conto che nel mesi di agosto avrà luogo in questa città il Congresso Agricolo” [3] L’attesa era tale che, anche dopo che il congresso venne rinviato ad altra data, l’Aida già programmata rimase in cartellone.

L’opera verdiana fu in scena dal 22 agosto al 13 settembre per un totale di 16 recite. Gli spettatori paganti furono 5.179 per un incasso totale di Lire 8.107,80 ovvero, facendo i debiti calcoli, circa 36.000€ attuali. Al tempo, la proprietà del Teatro metteva a disposizione dell’impresario una cifra per sostenere le spese di organizzazione di uno o più spettacoli. Per Aida l’impresario Luigi Cesari aveva una dote teatrale di Lire 14.000. Il ricavo che avrebbe ottenuto era dato sommando la dote al ricavato dei biglietti venduti meno le spese sostenute.

In una lettera del 26 luglio 1888, l’impresario Cesari scriveva: “Questa mattina ho ricevuto copia dell’avviso dell’ultima stagione teatrale e francamente espongo la misera impressione avuta: difatti quand’è che si presentò uno spettacolo come quello grandioso dell’Opera Aida con una distintissima compagnia di canto per il prezzo di L. 1,50 serale e di lire 1 in abbonamento?” [4]

In quel periodo l’opera era un genere popolare e praticamente in ogni città c’era un teatro nel quale non si mancava di organizzare una stagione. Gli impresari mandavano in provincia le compagnie già pronte, con scenografie e costumi, mentre le orchestre venivano messe in piedi appositamente per le rappresentazioni.

Probabilmente questa rappresentazione sarebbe finita in archivio come un evento tra gli altri, se non fosse accaduto che a dirigere Aida era la stella nascente della direzione d’orchestra: il maestro Arturo Toscanini. I ruoli di Aida e Amneris erano stati affidati a due sorelle, le cantanti Sofia e Giulia Ravogli, che a Macerata trovavano (con buona probabilità) ad accoglierle la sorella Emma, moglie di Maffeo Pantaleoni.

Arturo Toscanini era reduce dalla tournée in Brasile, che aveva dato il via alla sua carriera di direttore d’orchestra nel 1886. Come molti sapranno, infatti, quel giovane maestro appena diciannovenne, si era ritrovato all’improvviso a dover dirigere l’orchestra, dopo che il direttore si era dimesso e il suo sostituto era praticamente stato cacciato dal podio dal pubblico insoddisfatto. Per sei settimane, dal 30 giugno 1886, Toscanini si era trasformato da “giovane violoncellista indipendente” in promettente stella della direzione d’orchestra. Nel 1887, al rientro dalla tournée sudamericana e dopo aver diretto alcune rappresentazioni in teatri di diverse città tra cui Torino e Verona, egli cominciò a seguire le prove di Otello come secondo violoncello nell’Orchestra della Scala alla presenza di Giuseppe Verdi, per poi tornare a lavorare come direttore d’orchestra in vari teatri di provincia.

Fatto gli è che, quando giunse a Macerata, era affermato e considerato uno dei “migliori direttori, un vero genio che aveva posto solida base di fama duratura”. Con lui, s’è detto, le cantanti Sofia e Giulia Ravogli. Le due sorelle erano allora piuttosto note e raccoglievano elogi e recensioni positive in Italia e all’estero. A Londra, l'anno precedente, persino un critico così esigente come George Bernard Shaw, si disse addirittura “infatuato” dalla voce di Giulia Ravogli e descrisse in una cronaca appassionata, i dettagli della «pantomima struggente, satura di sentimenti» offerta dalla cantante nell’Orfeo e Euridice di Gluck.

La prima si tenne il 22 agosto. Toscanini tornava a dirigere Aida ed era la prima volta in Italia dopo il debutto brasiliano. L’aspettativa del pubblico però, a sentire le cronache, fu delusa per via della scarsa sicurezza da parte del Coro e per dei guasti all’elettricità sfortunatamente verificatisi in diversi punti importanti dell’opera. Tuttavia, andò meglio nelle serate successive. Sofia Ravogli nella parte di Aida fu apprezzatissima “tanto pel canto come nell’azione”, dando prova della sua abilità. Anche la sorella Giulia, nel ruolo di Amneris, fu ritenuta “accuratissima”, e qualcuno scrisse che “al buon metodo di canto unisce una voce simpatica e una intelligenza non comune”.

Ottime anche le recensioni degli altri componenti del cast. Spicca la nota relativa al concertatore: “Al direttore maestro Arturo Toscanini stringiamo di cuore la mano per l’inappuntabilità dell’orchestra. Insomma, uno spettacolo quale non ci saremmo mai immaginati di avere… con un’esecuzione e una mise en scene splendida”. [5]

 

L’idea dell’opera allo Sferisterio

L’idea di rappresentare a Macerata, nello spazio dello Sferisterio, un’opera lirica non era cosa nuova. Un articolo pubblicato su giornale “ll Cittadino” fa cenno ad un’idea nata già nel 1914 e sui principali giornali di quel periodo più articoli parlano della Norma di Vincenzo Bellini e dell’Aida verdiana.

A giugno correva insistentemente voce in città che per «le fiere che si svolgeranno nel mese di agosto p.v. avremo allo Sferisterio una spettacolosa stagione lirica con l’Aida». Il primo giugno usciva infatti sulla Provincia Maceratese un breve articolo che accennava ad un sopralluogo dei «medesimi impresari che ebbero ad apprestare simile spettacolo all’Arena di Verona. Gli impresari in parola hanno già visitato lo Sferisterio e lo hanno trovato di loro soddisfazione. Pare che per la decisione definitiva si attenda che i palchettisti concedano all’impresa i palchi».

Una lettera, datata 28 luglio dello stesso anno, a firma dell’ingegner Venanzo Meca – il quale, a nome di un neo-costituito comitato cittadino, si rivolgeva al sindaco proponendo come alternativa all’Aida di Verdi la Norma di Bellini, da realizzarsi con l’impresa Ragazzini e Cantagalli. Dalla lettera veniamo a conoscere sia il cast artistico proposto sia la richiesta di un concorso finanziario da parte del Municipio, oltre ai dettagli dell’illuminazione dello Sferisterio da allestirsi con un impianto gratuito da parte dell’amministrazione. L’accettazione di queste due richieste da parte del Municipio era “condizione sine qua non per l’effettuazione del suesposto progetto”.

Le trattative erano giunte a buon punto, quando, a fronte di complicazioni e disagi causati dall’inizio del primo conflitto mondiale, nel mese di agosto il progetto fu abbandonato. Per riprendere nel 1919, quando Pier Alberto Conti divenne presidente della Società Cittadina; poco dopo, nel 1921 l’Aida arrivò finalmente e trionfalmente allo Sferisterio di Macerata, inserendo la città nel panorama musicale nazionale.



[1]Aida occupa il 12° posto nella classifica delle opere più rappresentate al mondo. Tra il 2004 e il 2019 è stata rappresentata 4296 volte in 833 produzioni (fonte Operabase);

[2] La città sul Palcoscenico Arte, spettacolo pubblicità a Macerata 1884/1944

[3]  Vessillo delle Marche marzo 1888

[4] I prezzi alla fine furono fissati in Ingresso L. 1,50 – poltrone L. 3; sedie L. 2; loggione L. 0,75. Al cambio odierno € 6,70 l’ingresso; € 13.39 le poltrone; € 8.93 le sedie; loggione € 3.35 

[5] Vessillo delle Marche – sett. 1888

 

Libri e musica sotto l'albero

Libri e musica sotto l'albero

18/12/2020

In questo Natale a dir poco anomalo, in cui gli abbonamenti e biglietti regalati dovranno essere per spettacoli in streaming (pazienza!) o per eventi verso la primavera (incrociamo le dita), ci siamo rifugiati nei libri e nelle novità che le case editrici dedicano al melodramma e alle arti sceniche, per calmare la fame di musica e teatro che tutti aspettiamo poter saziare nel 2021.

     PAZZO PER L’OPERA -  Alberto Mattioli ( Ed. Garzanti)

Il sottotitolo è tutta una dichiarazione delle intenzioni: “Istruzione per l'abuso del melodramma”. Infatti Mattioli, giornalista, critico della Stampa e innamorato iperbolico dell'opera, con quasi 1.800 recite nel suo curriculum di spettatore lancia una chiamata a tutti (curiosi, scettici, appassionati, diffidenti, puristi…) per scoprire, riscoprire ed sfruttare la bellezza travolgente ed esagerata delle opere liriche. Così, leggendo il suo saggio, come fosse scritto da una specie di don Giovanni assetato, non di romanzi, ma di conoscenza lirica (“Madamina, il catalogo è questo”, sembrerebbe intonare), ci arrendiamo anche noi alla magnificenza incantevole e un po' magica delle opere liriche.

      ANDARE PER TEATRI - Nicola Fano (Ed. Il Mulino).

Dai teatri greci come quello di Siracusa alla Scala di Milano, dai palcoscenici rinascimentali come l'Olimpico di Vicenza e il teatro di Sabbioneta al liberty dello Jovinello di Roma, Fano (giornalista, saggista ed esperto in storia delle arti sceniche) offre un percorso per le sale più belle del nostro paese mentre ricorda l'evoluzione dello spettacolo in Italia.

     OCCHIO ALLE ORECCHIE - Nicola Campogrande ( Ed. Ponte alle Grazie)
Chi non vorrebbe imparare ad ascoltare la musica classica per vivere più felice? Questa è la premessa del volume di Campogrande che, con la stessa saggezza e profondo amore che mostra nei suoi interventi in TV, permette di penetrare, con curiosità e gioiosa consapevolezza, nel cuore della musica.

      LUDWIG VAN BEETHOVEN, 26-29 marzo 1887 - Artemio Focher. (LIM)

Si sa che Beethoven fu il primo musicista della storia che ebbe delle esequie degne di un contemporaneo Michael Jackson. Cupo, romantico, torturato dalla sordità, il geniale Ludwig Van Beethoven fu, senz'altro, la prima “celebrity” della storia dell'opera, Nell'anno del suo 250 anniversario, Artemio Focher si tuffa negli avvenimenti che accadono a Vienna, dal giorno della morte del compositore, 26 marzo del 1887, al giorno del suo gremito funerale.

      LE PIÙ BELLE OPERE LIRICHE  (Ed.Gribaudo)
Per i piccoli di casa, illustrazioni preziose in questo libro sonoro per far scoprire le melodie inconfondibili, i personaggi e le storie del Barbiere di Siviglia di Rossini, Il Flauto Magico di Mozart, L'Elisir d'amore di Donizetti, La Traviata di Verdi, Il vascello fantasma di Wagner e tanti altri capolavori. 

Macerata Opera Festival 2020: tutte le declinazioni del #biancocoraggio

Macerata Opera Festival 2020: tutte le declinazioni del #biancocoraggio

05/06/2020

Mancano poco meno di 40 giorni all’apertura del MOF 2020. E in un anno marcato dalla pandemia mondiale del Covid19 e dall'emergenza sanitaria, la direttrice artistica, Barbara Minghetti, e il direttore musicale del Festival, Francesco Lanzillotta, hanno voluto presentare il cartellone della stagione agli Amici dello Sferisterio, suscitando stupore ed emozione: “Dopo questi mesi, sembra un vero miracolo stare a parlare di un festival così ricco”, ha sottolineato Lanzillotta. “Di voglia ce n'era tantissima però tutti quanti intorno a noi annunciavano chiusure e cancellazioni”.

Invece, il calendario di proposte a Macerata, ricco e variato, non solo propone le sei repliche del Don Giovanni di Mozart con la regia del celebre Davide Livermore (che anche quest'anno ha aperto la stagione della Scala), non solo riscatta il Trovatore di Verdi (seppure in forma di concerto)... ma recupera anche il formato di "Palco Reverse" e tende la mano ad altre caratterizzazioni per questo festival e si lascia impregnare di “contaminazioni” creative, scommettendo di nuovo sulla danza acrobatica e con proposte per tutta la famiglia, comprese tre Notti dell'Opera in diversi quartieri della città.

La Tosca pucciniana, con regia di Valentina Carrasco, purtroppo, diventa una produzione troppo costosa e troppo sensibile (ricordiamo, ad esempio, il coro di voci bianche) per un anno in cui, se tutto continua come adesso, il pubblico non potrà superare il 30% della capienza dello Sferisterio e le accortezze saranno tante.

Comunque, il #biancocoraggio si racconta in tutte le sue sfumature.

Un Don Giovanni tutto da scoprire (mercoledì ci sarà una occasione per svelare insieme le letture di questa cosiddetta “opera buffa” piena di violenza, libertà e sfide, insieme al maestro Fabio Sartorelli. Per seguirla in diretta basterà collegarsi alle 21 su Teams - accesso libero su https://bit.ly/incontra-l-opera). 

Un Trovatore con un cast di voci veramente spettacolare (Roberta Mantegna, Luciano Galci, Sonia Galessi, tra i cantanti).

Un Palco Reverse pieno di 'Crossovers' con quattro puntate da non perdere: Enrico Melozzi (chi non ricorda l'avventura dei 100 Cellos a Macerata l'estate scorsa?) e l'Orchestra Notturna Clandestina (19 luglio); l’intramontabile Gino Paoli insieme al pianista Danilo Rea (il 4 agosto); e due serate (il 7 e 9 agosto) che sono un invito ai festival del territorio che trovano e ritrovano, nello Sferisterio, un palco eccezionale dove esprimersi: il Montelago Celtic Festival per la serata “Macerata Folk” e Musicultura con la proposta di Simone Cristicchi "Abbi cura di me".

La danza, sulla scia del ricordo di Katakló 2019, trova il suo spazio per la serata del 28 luglio con ‘Meraviglia’ uno spettacolo romantico, immaginativo e delizioso dei Sonics Acrobati Volanti.  

Il Palco Reverse si riempie di voci che raccontano le opere liriche con un'ottica diversa e riflettono sul suo significato. Così, il 22 luglio, Verdi legge Verdi in una proposta di Massimiliano Finazzer Flory, Laura Morante si immedesima in una Sarah Bernard che affronta il suo ruolo più impegnativo, Madame Tosca (29 luglio) e Michela Murgia osa con un Don Giovanni dalla prospettiva femminile (5 agosto).

 

Proposte per le sessioni di Sferisterio KIDS, visite allo Sferisterio per scoprire il mestiere dell’opera e la nuova opera contemporanea Under35, vincitrice del concorso  Macerata Opera 4.0 - BIA, Un passo nuovo, una parola propria, di ToTEAM, completano un'estate dove l'opera, di nuovo, metterà la colonna sonora a una Macerata più coraggiosa, viva e forte più che mai.